Il toccalapis

Avvenimenti

In una notte disperata Francesco Borromini brucia i suoi disegni e, poco prima di gettarsi sulla spada, scrive il testamento. Nel resoconto di quel dramma, narrato in punto di morte al chirurgo Sebastiano Molinari, compare il toccalapis:

A causa della mia indisposizione, ieri sera mi è venuto in mente di fare testamento e di scriverlo di mio pugno. Ho iniziato a vergare le prime righe dopo cena e ci ho impiegato circa un’ora, ma non ero soddisfatto, così ho continuato a scrivere con il toccalapis fino alle tre di notte.

Ai tempi, quando lessi per la prima volta il testo, non sapevo cosa fosse. Avevo intuito che si trattasse di uno strumento di scrittura o di disegno, ma quel “tocca” davanti alla parola “lapis” mi incuriosì. Non essendoci ancora Internet, la ricerca fu complessa. Alla fine scoprii che era l’antenato di quei cappucci di metallo usati per ridare vita ai monconi delle matite, ma anche l’antenato del fixpencil, l’attrezzo della mia professione.

Nel romanzo Le volte celesti il toccalapis è una sorta di coprotagonista. Compare all’inizio, in una descrizione dettagliata, quando il giovane Francesco lo riceve in regalo da Roma dallo zio Leone:

Quel Natale di quand’ero ragazzino mi fece avere il toccalapis d’oro, almeno così credevo. Mi dissero che era d’ottone.
Non rimasi deluso perché, quando lo lucidavo con l’aceto di vino, luccicava come la croce di San Carpoforo: sembrava oro, puro oro zecchino. Di certo era magico e nessuno aveva mai messo in dubbio tale proprietà, perché con esso si poteva fissare la realtà, ma soprattutto rappresentare le invenzioni elaborate dalla mente e disegnarle su un qualunque supporto.
Aveva la giusta lunghezza per adagiarsi comodo nella mano quando le dita lo avvolgevano. Per metà era a forma di fuso, rigonfio al centro e sottile all’estremità, per l’atra metà era cilindrico, con due tagli verticali che permettevano l’inserimento di un pezzo di grafite o di sanguigna. Un anellino scorrevole sul cilindro la bloccava.

Il toccalapis riappare spesso nelle stesure dei suoi progetti e, infine, viene donato come testimone al giovane Paolo, suo allievo.

«Suvvia, Paolo, smettila di piagnucolare, qui ci sono già io che faccio pena…»
Paolo prese il toccalapis d’ottone e se lo rigirò per le mani. Non avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe posseduto lo strumento del Maestro, da dove erano nate le opere più belle al mondo, un nodo gli chiuse la gola.

Con Internet la ricerca poté estendersi maggiormente e, navigando in rete, trovai una tavola del 1603 di tale G. Pomodoro che rappresentava non solo il toccalapis, ma anche altri strumenti da disegno. Animato dal desiderio di approfondirne la forma e partendo dal disegno originale, lo ridisegnai in 3D. La questione mi prese a tal punto che una stampante tridimensionale finì per mettermelo tra le mani. Non pago, andai da un amico orafo e me lo feci costruire in bronzo e ottone.

Tavole

strumenti da disegno secolo xvii

Strumenti da disegno. G. Pomodoro 1603

schema toccalapis

Ricostruzione del toccalapis. Autore 2025