Romanzo storico su Borromini

Per la prima volta un romanzo storico su Francesco Borromini.

Vita avventurosa di Francesco Borromini narrata da sé medesimo

Anni fa, quando iniziai a studiare architettura, il professore e architetto Fabio Reinhart mi fece scoprire Francesco Borromini. La scoperta non avvenne, come si potrebbe pensare, attraverso una qualche sua opera disegnata o costruita e conosciuta in tutto il mondo, bensì tramite un breve ma intenso capitolo di un particolare saggio. Nel 1725 fu dato alle stampe il libro intitolato Opus Architectonicum, scritto dal frate Virgilio Spada nel 1647 e narrato in prima persona dalla voce di Borromini. In quelle pagine l’architetto ticinese spiegava in maniera dettagliata, passionale e a volte commovente, le scelte architettoniche fatte per il progetto del convento dei Filippini in piazza della Chiesa Nuova a Roma.
Quale scoperta fu per me, giovane e animato studente di architettura, trovarmi fra le mani quella fonte primaria – rieditata nel 1964 tramite Paolo Portoghesi – dove un maestro indiscusso rivelava i segreti dei suoi pensieri e del suo modo di agire davanti ai problemi dello spazio, della funzione e della forma.
Fotocopiai il libro. Il formato non era nello standard A4 – la tecnologia di allora non era quella di oggi – e dei pezzi di testo rimasero fuori dai miei fogli, così, con pazienza certosina, ricopiai pagina dopo pagina le righe mancanti.
Descrivere l’architettura attraverso un mezzo non congeniale alla disciplina come la scrittura è un’impresa anomala. Nel libro di Borromini e Spada il testo aiuta a cogliere ciò che non emerge dai disegni: il pensiero logico e analitico alla base della composizione, spesso difficile da percepire attraverso la documentazione grafica. Le splendide tavole, presenti nel volume, restano tuttavia l’inequivocabile e primario strumento per leggere i progetti… Continua