Opus Architectonicum: che cos’è

Opus Architectonicum Borromini: origine, struttura e valore del testo che consegna alla storia il pensiero architettonico del maestro ticinese.

Guida alla lettura dell’Opus Architectonicum

Nel 1725 venne stampato l’Opus Architectonicum, scritto nel 1647 dal frate Virgilio Spada, una sorta di ghostwriter ante litteram, che diede voce a Borromini facendolo parlare in prima persona. Il volume uscì quasi sessant’anni dopo la morte dell’architetto. Il testo è una dettagliata spiegazione di come Borromini ha pensato, progettato e costruito la Casa e l’Oratorio dei Filippini. Scritto nell’italiano del XVII secolo e in latino, non è di facile lettura e necessita di una buona concentrazione (vedi estratti). Superate le difficoltà linguistiche e di scorrevolezza la lettura aiuterà a comprendere le problematiche costruttive del barocco, non così diverse da quelle della contemporaneità.

Di seguito due estratti dal testo Opus Architectonicum, Sebastianus Gianninus Editit, Roma, M DCC XXV (1725). Il primo, Alli benigni lettori, è l’introduzione del saggio nell’italiano dell’epoca, che aiuta a cogliere il temperamento di Borromini. Il secondo, Delli Lavamani, trascritto nell’italiano contemporaneo, testimonia la precisione e la meticolosità con cui Borromini descrive il proprio lavoro.

Delli Lavamani fu il testo che mi fece conoscere, da studente, Francesco Borromini. La precisione e la passione con cui il Maestro spiegava il progetto dell’armadio per il refettorio dei frati mi intrigò a tal punto che cercai il libro e lo fotocopiai per averne una copia. La tecnologia dell’epoca non mi permise di fotocopiare le pagine, leggermente più grandi del formato A4, così parecchie righe di testo rimasero fuori dalle copie. Con pazienza certosina ricopiai a mano tutte le frasi mancanti.

Alli benigni lettori

Avendo voluto l’eccellentissimo Signor Marchese di Castel Rodriguez mio Signore una piena relazione della Fabbrica de’PP. della Congregazione dell’Oratorio di Roma, ed essendomi ingegnato di scriverla al meglio, che ho saputo, mi commanda ora, che procuri di darla alle stampe, cosa che io farò mal volentieri, temendo di me medesimo, e della mia debolezza più che dell’altrui censura, ben sapendo, che è naturale de’Virtuosi essercitare le virtù anche nelle cose d’altri con iscusarle, dove però può giungere la scusa – Di quelli poi, che non sono virtuosi, ma maledici, poco devo far conto, cominciando dall’offendere se medesimi: L’invidia Fratel mio se stesso lacera: Prego dunque chi leggerà queste mie dicerie a riflettere, che ho avuto a servire una Congregazione d’animi così rimessi che nell’ornare mi hanno tenuto le mani, e conseguentemente mi è convenuto in più luoghi obedire più al voler loro, che all’arte, e pregoli ricordarsi, quando tal volta gli paja, che io m’allontanai da i comuni disegni, di quello, che diceva Michel Angelo Prencipe degl’Architetti, che chi segue altri non gli va mai innanzi, ed io al certo non mi sarei posto a questa professione, col fine d’esser solo Copista, benché sappia, che nell’inventare cose nuove, non si può ricevere il frutto della fatica se non tardi, siccome lo ricevette l’istesso Michel Angelo, quando nel riformare l’Architettura della gran Basilica di S. Pietro veniva lacerato per le nuove forme, ed ornati, che da’ suoi emoli venivano censurate, a segno a segno che procurarono più volte di farlo privare della carica d’Architetto di S. Pietro, ma in darno, e il tempo poi ha chiarito, che tutte le cose sue sono state ripetute degne d’imitazione, ed ammirazione, e Dio vi salvi.

Delli lavamani

Nell’ingresso del refettorio avevo fatto posare due lavamani formati da quattro tazze in marmo con al centro una fontana dalla forma del fiore di un tulipano. Lì vicino, all’interno di due grandi nicchie, erano appesi gli asciugamani.
Giacché i padri di questa Congregazione ripongono salvietta, forchetta e coltello in un cassettino che prelevano entrando nel refettorio, ho fatto realizzare sessanta cassettini lungo una parete dell’ingresso, uno per ciascun padre o fratello. Per evitare che la parete apparisse discontinua utilizzando sportelli in legno di noce, ho optato di realizzarli in legno comune e imbiancarli, così da uniformarli alla parete stessa. Tuttavia, per evitare che si sporcassero con il continuo aprire e chiudere, ho fatto inserire al centro degli sportelli una stelletta con una pallina di noce, di modo che la parte toccata dalla mano rimanesse sempre pulita. Per consentire a ogni padre di riconoscere il proprio cassettino, è consuetudine apporvi un numero. Tuttavia, poiché la scarsa luce o problemi di vista potevano renderli illeggibili, ho fatto realizzare targhette in metallo e le ho fissate sugli sportelli, così da poter essere riconosciute al tatto. Questo sistema si è rivelato molto pratico. Quando i padri scendendo la scala, che dai piani superiori conduce al refettorio, trovano subito i lavamani, prendendo le salviette sulla sinistra, e si preparano per il pranzo.